Si può essere albero o ramo, bisogna fare di tutto per diventare albero, è troppo poco restare ramo, si ha sempre bisogno di un albero da cui dipendere.
Kill Gil (Vol. 1)

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Il regista Gil Rossellini ha voulto giocare parafrasando il titolo del celeberrimo film di Tarantino (Kill Bill) per raccontare il suo dramma umano. Gil Rossellini ha affidato alla memoria visiva delle videocamere il compito di raccontare, e trasmettere, un autentico miracolo. E’ nato così il video-diario di un “ritorno” all’esperienza della vita, un inno di coraggio e speranza che non si esalta tramite la celebrazione personale ma tramite ciò che, semplicemente, vuole affermare: che la vita, cioè, va meritata, perseguita, tenacemente e ossessivamente cercata.

Difficile da definire questo film verità-documentario autobiografico del produttore e documentarista Gil Rossellini, figlio del grande Roberto e della sua terza moglie, l’indiana Sonali Dasgupta. Questo Kill Gil, girato in prima persona, con l’ausilio della sorella-attrice Isabella, è il resoconto fedele, la cronaca in diretta della lunga malattia che, sin dal novembre scorso, ha tenuto il regista in bilico tra la vita e la morte: tre settimane di coma per una setticemia da strafilococco, una serie impressionante di operazioni per porre riparo alle gravi lesioni del batterio, una degenza di mesi tra la Svezia e la Svizzera, estenuanti esercizi di rieducazione. Oggi Gil è vivo, ha superato la fase critica, ma è quasi diventato tetraplegico ed è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. La videocamera non nasconde nulla all’occhio dello spettatore, dalle ferite alle piaghe da decubito, dalle iniezioni di morfina ai lembi di pelle strappati dalle gambe. Il corpo è l’unico e solo protagonista, un corpo martoriato, un corpo che è un incessante deteriorarsi, uno scorrere di umori purulenti, una continua lacerazione: la malattia nel suo divenire. Gil Rossellini riprende se stesso con un’ossessione ai limiti del masochismo e l’ironia del suo tono, delle sue parole e le sue citazioni stranianti (da James Bond a Mission:Impossible, per non parlare del titolo che fa chiaramente il verso a Tarantino) producono una frizione strana con le terribili immagini: più che alleggerire la visione, è come se esprimessero un distacco inumano, mettendo in moto un senso di disagio e fastidio. Si può parlare di coraggio, di sguardo che non arretra di fronte a nulla, ma cos’altro si può provare se non una paura ancestrale, quando si vede la morte al lavoro? E sono proprie queste sensazioni a prevalere su tutto, ad imprimersi nella memoria ben più delle tante note positive e commoventi, l’ammirevole forza di volontà di Gil, la speranza di una vita di nuovo normale, la solidarietà degli amici. Per un attimo l’orrore ha preso il sopravvento...

regia: Gil Rossellini- Italia 2005

 






Pubblicato il : 03-09-2006 (671 letture)

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