Si può essere albero o ramo, bisogna fare di tutto per diventare albero, è troppo poco restare ramo, si ha sempre bisogno di un albero da cui dipendere.
Le chiavi di casa

Il film è la storia di un padre che reincontra ormai quindicenne, il figlio abbandonato alla nascita, perchè disabile e perchè la madre muore dandolo alla luce. E' un percorso di maturità che il padre acquisisce in questo nuovo rapporto attraverso il linguaggio degli sguardi. Il pianto finale del padre con il figlio che lo consola è devastante, un misto di senso di colpa, ineluttabilità, impotenza, consapevolezza dei propri limiti.

Per rendere più veritiero il messaggio del film riporto le parole di Gianni Amelio: "Di fronte a un handicappato, usiamola pure questa parola, il nostro sentimento quasi unanime è il pietismo, la pietà, per cui diciamo che è stato «sfortunato». Io ritengo invece che faremmo molti passi avanti se riconoscessimo che l'unico terreno di uguaglianza è il riconoscimento della nostra e dell'altrui diversità. Io e te possiamo considerarci uguali, sullo stesso piano, solo se tutti e due accettiamo la nostra differenza, tu sei una cosa e io sono un'altra, opposta. Siamo uguali, ma non nel senso che c'è un canone che rende l'uguaglianza una cosa alla quale io, te e tutti quanti dobbiamo conformarci. E poi nel caso di un figlio c'è anche un altro aspetto. Noi un figlio lo vogliamo vendicatore della nostra vita e dei torti subiti. Ne sono convinto. Se noi siamo bassi e senza una lira, vogliamo che nostro figlio sia alto, ricco e fortunato, perché ci deve vendicare. Se il figlio che vediamo nascere non ha la possibilità di essere questo, scappiamo, scappiamo anche non scappando, mettendoci a piangere. In fondo la lezione del film in una parola è una: «Non piangiamoci addosso!». Ecco, non piangiamoci addosso."
Di Gianni Amelio- Italia, Francia, Germania-2004

 






Pubblicato il : 29-09-2005 (615 letture)

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