Si può essere albero o ramo, bisogna fare di tutto per diventare albero, è troppo poco restare ramo, si ha sempre bisogno di un albero da cui dipendere.
L'ultimo gesto d'amore

copertina del libro
Essere un uomo significa avere coraggio, avere dignità, credere nell’umanità, amare senza permettere ad un amore di diventare un’ancora”. Prendendo in prestito le parole del rivoluzionario greco Alekos Panagulis, il giornalista Pino Giannini parte per ripercorrere insieme a Wilhelmine Schett, meglio conosciuta come Mina Welby, gli anni trascorsi accanto al marito Piergiorgio Welby nel libro “L’ultimo gesto d’amore"
Mina era a Roma in vacanza e conobbe Piergiorgio a Campo de’ Fiori. Fu amore a prima vista. Piergiorgio, già ammalato da anni di distrofia muscolare, ha vissuto con Mina, che si inventava di tutto per permettergli di vivere una vita gratificante e appagante in linea con quelle che erano le sue passioni (la fotografia, la pittura, la letteratura), gli anni più belli e più intensi. La loro lotta contro la malattia, espressa nel Partito Radicale e nell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica cui, peraltro, sono devoluti tutti i proventi derivanti dal libro, è durata fino a quando Piergiorgio ha confessato a Mina che avrebbe desiderato la fine.

Nel 2006, a seguito di una lunga battaglia civile Piergorgio Welby, nel pieno delle sue facoltà mentali, chiede e ottiene il distacco del respiratore artificiale che lo teneva ancora in vita. Mina Welby parla con la serenità, nelle pagine di questa intervista, delle difficoltà che lei stessa ha avuto nell’abbandonare le sue posizioni per vedere rispettata la volontà di autodeterminazione del marito che desiderava una morte ‘opportuna’. Sì, opportuna e non dignitosa o decorosa perchè la morte non è nè l’una nè l’altra cosa. La morte è semplicemente la condizione necessaria per la vita e dal momento che ogni essere umano è responsabile della propria esistenza lo è a maggior ragione della sua fine.

In Italia il dibattito sul testamento biologico è ancora in atto mentre in altri Paese europei come la Svizzera, il Belgio e l’Olanda è ormai una realtà. Questioni sul piano legislativo, etico, religioso non solo non ricevono ancora risposte univoche ma, anzi, vedono da un lato il governo, dall’altro la Chiesa cattolica più intransigente fare a gara nella corsa ad una legge che neghi, di fatto, il principio di libertà e dignità della persona chiaramente sancito dalla Costituzione.

Recenti fatti di cronaca, come la vicenda di Eluana Englaro, hanno riportato l’attenzione sull’ipocrisia dilagante di chi si oppone fermamente all’eutanasia e, come ricorda Mina, non permise i funerali religiosi di Piergiorgio mentre li concesse al boss della banda della Magliana Renatino De Pedis (tumulato poi nella chiesa di sant’Apollinare a Roma) e sulle condizioni della ricerca scientifica in Italia. Sprechi che rendono del tutto insufficienti i fondi governativi, resistenza a sperimentare sulle cellule staminali embrionali, demonizzazione e disinformazione che proibiscono la clonazione terapeutica, negano a centinaia di malati italiani una concreta speranza di guarigione.

“Chi può decidere quando le note di una danza, inebriante e coinvolgente, siano divenute ormai stanche e prive di qualsiasi trasporto?” domanda Giannini. “Credo che spetti solo al ballerino, dopo aver volteggiato ancora un’ultima volta, per fugare ogni dubbio, guadagnare, fieri, l’uscita della pista”.

www.agenziaradicale.com

 






Pubblicato il : 25-07-2010 (42 letture)

Torna Indietro Alt+I
Content ©