Si può essere albero o ramo, bisogna fare di tutto per diventare albero, è troppo poco restare ramo, si ha sempre bisogno di un albero da cui dipendere.
Crisalidi


Il film racconta con semplicità e bellezza i primi approcci verso l’amore e le relazioni di adolescenti ragazzine e ragazzi, alcuni disabili e altri abili, i quali descrivono le proprie paure e difficoltà nel rapportarsi con i sentimenti. Alcuni lo fuggono, uno di loro pensa al giorno in cui potrà permettersi di comprare una macchina così da sfuggire alla sua vita in carrozzina e al lavoro in fattoria con le mucche.Un altro parla del suo hobby della fotografia, e dei suoi sogni, intrecciando tutto con la difficoltà di muoversi, e uscire con i propri amici; protagonisti sono infatti il desiderio di fuga dalla socialità, la volontà di isolamento e di sottrarsi al confronto,così da soffrire meno, ma anche curiosità e candore verso qualcosa di irrinunciabile. La maggior parte degli intervistati nel film Crisalidi sono disabili paraplegici, e trascorreranno la loro vita su una sedia a rotelle. Ma la differenza nel film tra disabili e “normali” non si vede, poiché davanti ai sentimenti sono tutti uguali e l’amore e la necessità di affetto accomunano ognuno di noi, e la telecamera rispetta questo. Tranne forse per la platea che assiste alla presentazione del film e a un dialogo domande e risposte con il regista Mirko Locatelli. La sala era composta da alcuni giornalisti di riviste specializzate sulle disabilità, genitori e figli disabili e qualche rappresentante politico, in particolare una assessore donna e disabile, appartenente al Pd (ex Margherita) di una grande città del nord Italia. In disparte commenta “mi sembrava un po’ troppo forzato sul sesso, l’ha tirata lunga, che noia. Come se dicessi al mio fidanzato o figlio: è giusto che tu vada a mignotte!”
Qui la bigotteria ha colpito ancora, infatti i disabili che ispirano pietismo, si sentono dire “poverino, dai esci, non ti voglio vedere così, vedrai che un giorno ti alzerai”, -come se tutti fossero Gesù Cristo che compie miracoli-.

Un altro stereotipo li vede non normali agli altri rispetto all’affettività e sessualità. Come dimostra la reazione dell’assessore, si pensa o si vuole che non abbiano la stessa voglia di fare sesso, di amare, e di accoppiarsi, poiché i disabili “fanno il sesso degli angeli”. Anche Locatelli, lui stesso disabile, lo spiegava durante la conferenza “Sono in giro con mia moglie, qualcuno la vede, e le chiede se siamo fratello e sorella, Lei ribatte: No. È mio marito. L’altro le risponde: poverina, quanta fatica deve fare e sopportare”. Questi sono gli effetti dell’essere buoni verso chi è “più sfortunato” condito con ipocrisia, poiché bisogna mondare l’immagine di chi soffre realmente, come se l’amore e il sesso fossero accessori, da celare, che solo i normali possono permettersi. Ciò fa sentire chi è diverso ancora più alienato, perché si rendono conto di non vivere in un ambiente che li comprende o gli rende la vita più semplice.


Locatelli afferma di essersi reso conto che forse non è disabile, ma è l’ambiente a essere disabilitante, e costringerci a non uscire perché non esistono rampe o piste ciclabili, o perché non si è liberi di baciare chi vogliamo. Si, perché tutti siamo un po’ disabili in un certo senso, tutti nascondiamo debolezze, tutti abbiamo qualcosa di segreto, per cui le persone non ci accettano o non ci accetterebbero, se sapessero. Le diversità sono tante, ma anche le stesse. Esisteranno i disabili gay?

www.sabatoseraonline.it

Regia: Mirko Locatelli

 






Pubblicato il : 22-06-2010 (78 letture)

Torna Indietro Alt+I
Content ©