Si può essere albero o ramo, bisogna fare di tutto per diventare albero, è troppo poco restare ramo, si ha sempre bisogno di un albero da cui dipendere.
The Elephant Man

Il tema della dignità umana dell'essere "deforme" ha trovato una delle sue espressioni più forti in un grande classico della narrativa, " La metamorfosi" di Franz Kafka. Anche il cinema ha voluto esplorare questo territorio, e The Elephant Man, del regista David Lynch, ne è un esempio.
Il film, ambientato nell'Inghilterra vittoriana, prende spunto dalla storia autentica di John Merrick, il cui aspetto è tragicamente devastato da una grave forma di neurofibromatosi [malattia caratterizzata dalla presenza di tumori benigni che si sviluppano a livello dei nervi, NdR]. Con l'aiuto di un medico-chirurgo, il dottor Frederick Treves, Merrick tenta di riconquistare la dignità persa negli anni in cui è stato esibito nelle fiere come fenomeno da baraccone.
Il film coglie l'occasione per definire in maniera credibile vizi e virtù dell'età vittoriana in una società rigida e spaccata in classi, ed qui Merrick si trova collocato nel più profondo dei gironi. Questa società è però marcatamente divisa in due mondi, distinti nel modo di vestire, pensare, vivere. Da una parte c'è la ricca borghesia conservatrice, allo stesso tempo spietata e compassionevole, che viene fotografata nei suoi riti affascinanti triti e ritriti: il tè delle cinque, la serata a teatro, ecc. all'altra il mondo delle tenebre, il mondo della violenza e dell'ignoranza, il sottoproletariato urbano, parassitario e delinquenziale, cresciuto ai margini e nel sottosuolo delle zone operaie di una società che si è industrializzata a spese dei propri figli. È il mondo dei ruffiani e delle prostitute, degli affaristi dai pochi scrupoli e dei piccoli delinquenti. Poi ci sono i freak, i mostri, coloro che, come John Merrick, hanno perso persino l'appellativo di essere umano e si trovano sul gradino più basso nella scala della società. Sono lo zimbello di quelli che la loro umanità, invece, l'hanno volontariamente sacrificata sull'altare dell'alcool o della depravazione. Ma questi due mondi sono poi tanto distanti tra loro? In fondo, ci suggerisce il regista, l'atteggiamento che hanno nei confronti del mostro, del diverso, è assai simile,
ll mondo dei vinti guarda John Merrick con curiosità e dileggio, l'altro mondo, quello della borghesia, che già fu aristocrazia, lo osserva con orrore e falso pietismo.
Per entrambi i mondi, comunque, John Merrick, il mostro, rimarrà sempre il fenomeno senza possibilità di accettazione tra i normali.
Del resto è lo stesso John Merrick, per primo, a provare orrore per la propria diversa fisicità e a ripudiare gli specchi che lo mettono di fronte al proprio volto martoriato. La sua commovente testardaggine nel voler conquistare una irraggiungibile normalità lo porterà alla morte. Una sera si corica supino per dormire come tutti, come tutti gli altri uomini, ben sapendo che la pesante testa gli bloccherà la trachea facendolo morire soffocato. Il giorno dopo non si sveglierà più.
di David Lynch.1980
Tratto da: mobiltà.com
 






Pubblicato il : 29-09-2005 (687 letture)

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